Reduce dai successi ottenuti alla mostra del cinema di Venezia, arriva in Friuli Venezia Giulia, per presentare al pubblico di Cinemazero di Pordenone e del Visionario di Udine il suo ultimo lavoro, il film La doppia ora, il regista Giuseppe Capotondi. L’incontro è in programma martedì 13 ottobre alle ore 20.45 al Visionario di Udine (prima della proiezione del film) e a Cinemazero, a Pordenone, alle 22.30 circa (dopo la proiezione del film). Insieme a Capotondi, a parlare della pellicola che vede tra i protagonisti anche l’attore Filippo Timi, ci sarà il produttore, la sacilese Francesca Cima, che con la sua Indigo film ha prodotto pellicole pluripremiate quali Il divo, La ragazza del lago, L’amico di famiglia, e che per questa nuova avventura su grande schermo, La doppia ora appunto, ha scelto di collaborare con MedusaFilm. I due ospiti saranno protagonisti di un ulteriore appuntamento alle 18.30 al Visionario di Udine, l'incontro-aperitivo SULLE TRACCE DEL GIALLO dedicato al cinema giallo, horror e thriller moderato da Giorgio Placereani e Luca Censabella.In concorso alla 66. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e al Toronto International Film Festival, e vincitore della Coppa Volpi, proprio a Venezia, per la migliore interpretazione femminile, quella dell’attrice polacca Ksenia Rappoport, La doppia ora segna l’incontro di Sonia e Guido (interpretato dal bravissimo Filippo Timi), due solitudini che sembrano specchiarsi l’una nell’altra. Un incontro che fa intravedere la possibilità di lasciare alle spalle vecchie ferite e ricominciare. Un incontro che segnerà in maniera inaspettata la vita di entrambi.
“Potremmo definirlo un film di genere, LA DOPPIA ORA. Ma pur attingendo a piene mani dal noir, dal melò, dal thriller e dall’horror psicologico, si è voluto in qualche modo mantenerne le distanze, facendo invece forza sul vero nucleo narrativo del film, quello che vede i due protagonisti affrontare, ciascuno per proprio conto, un doloroso percorso interiore” commenta il regista Giuseppe Capotondi. “Da un lato Guido che nasconde nella disillusione la sofferenza del proprio passato, dall’altro Sonia misteriosa, bellissima, che sprofonda in un abisso fatto di ricordi che non riesce a scacciare. E quando le ragioni del tormento di entrambi sembrano trovare una spiegazione, forse una soluzione, tutto torna a confondersi per i protagonisti così come per lo spettatore, sino alla fine, sino all’ultima inquadratura rivelatrice. Perché niente e nessuno è come sembra in questa storia”.
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