Cinemazero è una delle poche sale in Italia a proiettare la pellicola, del maestro del cinema polacco Andrej Wajda, che racconta un crimine rimosso e mai raccontato: l’eccidio di migliaia di ufficiali polacchi voluto da Stalin e attribuito ai nazisti. E’ in programmazione a Cinemazero da martedì 17 marzo Katyn, film del maestro 83enne Andrzej Wajda, uno dei principali esponenti della scuola polacca di cinema, che attraverso la pellicola ripercorre un crimine rimosso e mai raccontato, l'eccidio di migliaia di ufficiali e civili polacchi nella foresta di Katyn, situata nei pressi della città di Smolensk, in Russia, voluto da Stalin nel 1940 e negato dal suo regime, attribuendone la responsabilità ai nazisti. Solo nel 1990 Gorbaciov ha ammesso la responsabilità russa: per una volta, Hitler non c' entrava nulla..Eppure, le “rimozioni” non sembrano finite, dal momento che il film sta affrontando in Italia difficoltà di distribuzione e sono pochissimi i cinema in cui viene proiettato. Il quotidiano cattolico “Avvenire” ha denunciato il caso con un editoriale: «Solo pochi fortunati sono riusciti a vedere il film». Tra questi, dunque, ci sono anche gli spettatori di Cinemazero, sala da sempre attenta alla valorizzazione di pellicole spesso messe ai margini della grande distribuzione commerciale. “Mi hanno detto che il mio film in Italia non è stato visto quasi da nessuno, che circola in maniera pressoché clandestina. Mi fa paura che in un Paese democratico, che per noi polacchi è un simbolo di storia e civiltà, possa ritornare la censura. È una nuova sofferenza per questo lavoro così difficile. Mi dispiace molto” ha dichiarato al Corriere della Sera il regista Andrzej Wajda, che durante la strage di Katyn ha perso il padre. Il distributore italiano Mario Mazzarotto ha parlato, intervistato dal Corriere della Sera, di due boicottaggi: commerciale e storico-culturale. “Avevo già faticato per riuscire a portare il film. Lo si ritiene scomodo, gli esercenti pensano che non sia appetibile come un cinepanettone. Ma, a parte il suo contenuto, è anche spettacolare, in Polonia è stato visto da 3 milioni e 600 mila spettatori”.Il regista Wajda, che a Katyn perse il padre, racconta la vicenda attraverso la storia di Anna, la moglie di un capitano di Cavalleria che, pur non volendo accettarle, si troverà di fronte alle prove dell'esecuzione del marito così come accadrà ad altre donne. Al termine del conflitto, con la Polonia sotto l'influenza sovietica, una cortina di silenzio verrà fatta calare sull'accaduto e chi cercherà di sollevarla rischierà il carcere.Con il film, - definito dal critico Giancarlo Zappoli “rigoroso, a metà strada tra la rievocazione di un episodio storico di portata drammatica e la narrazione di una struggente vicenda familiare” – il regista fa riemergere un passato che molti ad Est avrebbero preferito vedere sepolto per sempre e lascia l'impronta del Maestro nella sequenza in cui la macchina della Morte (che siamo cinematograficamente abituati a vedere agita da divise germaniche) entra in azione con spietata quanto determinata ferocia. È lì che lo spettatore abituato a caterve di uccisioni di ogni tipo non può non provare un sussulto che non vuole approfittare della commozione quanto piuttosto divenire memento e monito.
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